Fra il 2025 e la prima metà del 2026 sono uscite cinque rilevazioni sull'intelligenza artificiale nella Pubblica Amministrazione italiana. Lette insieme raccontano una cosa sola, ed è più incoraggiante di quanto il dibattito lasci pensare: l'adozione è già cominciata, ed è cominciata dove di solito comincia bene, cioè dalle persone che fanno il lavoro.

Quello che manca non è la volontà né la tecnologia: è il passaggio da pratica individuale a processo dell'ente. È un passaggio organizzativo, e si fa un flusso alla volta. Qui sotto i numeri, con quello che dicono quando li si mette in fila.

L'adozione è partita dalle persone

Il dato più netto arriva da IFEL, la fondazione dell'ANCI, che nel giugno 2026 ha pubblicato i risultati del progetto AI-PACT: un'indagine su 664 dirigenti e funzionari, con oltre 300 comuni coinvolti. Il 41,9% del personale usa già strumenti di AI generativa nella propria attività quotidiana. Gli enti in cui l'uso è diventato diretto e strutturato sono il 14,5%.

La distanza fra i due numeri si legge in modo semplice: la domanda esiste già e non va costruita. Chi guida un ente non deve convincere nessuno dell'utilità dello strumento, perché le persone l'hanno verificata sul proprio lavoro. Deve fare qualcosa di più concreto, cioè dare a quell'uso una cornice: dove sta il dato, chi verifica l'esito, chi firma. È un progetto che parte con l'adesione già acquisita, e nella PA non capita spesso.

Il divario fra uso individuale, uso strutturato e competenze negli enti locali Il 41,9% dei funzionari comunali usa l'AI generativa nel proprio lavoro e il 14,5% lavora in un comune con un uso strutturato: due misure della stessa indagine IFEL–ANCI. Su una base diversa, il 23% degli enti locali ritiene di avere le figure per gestire progetti digitali complessi. Personale e comuni italiani — IFEL–ANCI, giugno 2026 Usa l'AI generativa nel proprio lavoro 41,9% Lavora in un ente con un uso strutturato 14,5% Base diversa · Enti locali — TIG–Maggioli, aprile 2026 Si sente attrezzato in competenze 23%
Le due barre in alto vengono dalla stessa indagine (IFEL–Fondazione ANCI, 664 rispondenti in oltre 300 comuni) e sono direttamente confrontabili fra loro. La barra in basso ha una base diversa (TIG–The Innovation Group per Gruppo Maggioli, 650 interviste fra marzo e aprile 2026): va letta come ordine di grandezza a sé, non come parte della stessa serie.
Dove passano gli acquisti di AI?

Quasi tutti per affidamento diretto. Nella nostra banca dati TenderSpot — oltre 14.000 avvisi raccolti da più di mille portali fra settembre 2025 e agosto 2026 — gli acquisti che nominano l'intelligenza artificiale arrivano quasi sempre come determine e ordini sotto soglia, non come gare aperte.

Cosa decide la velocità nei prossimi dodici mesi

Sulla direzione non ci sono dubbi. L'indagine di The Innovation Group per il Gruppo Maggioli, quarta edizione, su 650 interviste fra marzo e aprile 2026, registra che il 70% degli enti locali prevede un aumento dell'uso dell'AI generativa nei dodici mesi successivi. A determinarne il ritmo sarà la disponibilità di competenze: il 23% ritiene oggi di avere figure adeguate a gestire progetti digitali complessi.

Anche qui i bandi confermano, e in un modo che fa onore agli enti. Fra gli avvisi che nominano esplicitamente l'AI nella nostra banca dati, circa la metà mette a bando formazione e non tecnologia: corsi su modelli linguistici, chatbot, governance dell'IA. Le amministrazioni che si muovono in modo formale comprano competenza prima degli strumenti — che è l'ordine giusto, ed è anche il motivo per cui i progetti avviati così tendono a reggere il collaudo.

Per chi fornisce, la conseguenza è utile: l'offerta che funziona è quella che l'amministrazione riesce a governare con le persone che ha oggi. Meno piattaforma da presidiare, più processo consegnato funzionante.

L'AI che funziona nella PA è concreta

Un terzo dato aiuta a mettere a fuoco dove conviene investire. Secondo l'Osservatorio Agenda Digitale del Politecnico di Milano, l'AI generativa (e.g. Large Language Models) rappresenta il 5% degli investimenti complessivi in intelligenza artificiale nella PA: la quota prevalente va a supporto ai processi decisionali, elaborazione di testi e sistemi di raccomandazione.

È una scelta di merito, non un ritardo. L'AI che rende in un ente legge documenti, verifica conformità e prepara una decisione che poi una persona firma. Ed è la stessa immagine che restituiscono le altre fonti: la ricognizione AgID trova chatbot e assistenti virtuali in oltre il 60% dei progetti censiti fra le amministrazioni centrali, e sui bandi si ritrovano proprio quelli — un assistente conversazionale per gli studenti di un'università, un chatbot istituzionale sul sito di un comune, un sistema che segnala anomalie dalle telecamere, il monitoraggio ambientale di un'area vasta.

Tre fonti indipendenti, tre metodi diversi, la stessa indicazione: si comincia dal carico documentale. Ne abbiamo scritto nel dettaglio parlando dei cinque usi dell'AI già praticabili in un ente.

Chi parte adesso trova le regole già scritte

L'ultimo elemento è quello che rende il 2026 un buon momento per cominciare. Di solito la tecnologia corre e le regole inseguono; qui è successo il contrario, e per chi progetta è un vantaggio: il quadro di riferimento esiste già, quindi si costruisce su basi certe invece che su ipotesi.

Le regole sull'intelligenza artificiale che riguardano la PA, da ottobre 2025 a dicembre 2027 Legge 132/2025 in vigore dal 10 ottobre 2025; linee guida AgID su sviluppo e procurement di IA del 10 marzo 2026, non ancora vincolanti; bandi tipo ANAC da aprile-maggio 2026 con obbligo di dichiarare l'uso dell'IA; obblighi di trasparenza dell'AI Act esigibili dal 2 agosto 2026; primo accordo quadro nazionale Consip per soluzioni AI atteso nel terzo trimestre 2026; regole sui sistemi ad alto rischio dal 2 dicembre 2027. Già efficace Atteso o non ancora vincolante 10 ott 2025 Legge 132/2025 in vigore Conoscibilità del sistema, tracciabilità dell'uso, responsabilità del funzionario 10 mar 2026 AgID — linee guida su sviluppo e procurement di IA Determinazione n. 43/2026. Non ancora vincolanti: manca il passaggio finale apr–mag 2026 ANAC — bandi tipo con dichiarazione sull'IA L'offerente dichiara se ha usato l'IA per l'offerta e se la userà in esecuzione 2 ago 2026 AI Act — obblighi di trasparenza esigibili Vigilanza di mercato e quadro sanzionatorio su un perimetro più ampio 3° trim. 2026 Consip — 1° accordo quadro nazionale per soluzioni AI Soluzioni di intelligenza artificiale a catalogo per tutte le amministrazioni 2 dic 2027 AI Act — sistemi ad alto rischio Rinviati dal Reg. (UE) 2026/1744; 2 ago 2028 per quelli integrati in prodotti
Fonti: legge 23 settembre 2025 n. 132; AgID, determinazione n. 43 del 10 marzo 2026; ANAC, delibere n. 148 del 1 aprile e n. 153 del 15 aprile 2026; Consip, comunicato del 14 maggio 2026; Regolamento (UE) 2024/1689 come modificato dal Regolamento (UE) 2026/1744, pubblicato in GUUE il 24 luglio 2026.

Il passaggio più concreto riguarda le gare. Con le delibere n. 148 del 1 aprile e n. 153 del 15 aprile 2026 ANAC ha aggiornato i bandi tipo: i modelli ufficiali chiedono all'operatore economico di dichiarare se ha usato sistemi di IA per predisporre la propria offerta, se intende usarli in esecuzione, e di attestare che rispettano requisiti di etica, sicurezza e riservatezza dei dati. È il primo ingresso sistematico dell'intelligenza artificiale nei documenti di gara italiani, e arriva dal lato di chi si presenta.

Nel frattempo l'Autorità la sta adottando anche per sé: con la direttiva programmatica 2026 ANAC ha avviato la sperimentazione di un sistema di analisi dei bandi basato su IA per individuare clausole anticoncorrenziali. E sul fronte degli acquisti Consip ha annunciato per il terzo trimestre 2026 il primo accordo quadro nazionale per soluzioni di intelligenza artificiale rivolto a tutte le amministrazioni: quando arriverà, una parte della domanda oggi dispersa troverà un canale a catalogo.

Come si parte, in concreto

Il primo progetto non è una piattaforma: è dare forma all'uso che già c'è. Una ricognizione di cosa fanno oggi i colleghi con gli strumenti che hanno, una regola interna breve su cosa si può trattare e come, e un flusso solo portato dentro un perimetro dichiarato e tracciabile. Si ottiene un risultato misurabile in poche settimane, e non serve una gara: sotto i 140.000 euro l'art. 50, comma 1, lettera b) del D.Lgs. 36/2023 consente l'affidamento diretto per servizi e forniture.

È il perimetro su cui lavoriamo: le nostre pipeline AI per la Pubblica Amministrazione nascono per un flusso alla volta, con il dato che resta nel governo dell'ente e una persona che resta responsabile della decisione. Se volete ragionare su quale flusso conviene portare per primo, scriveteci due righe: si valuta in mezz'ora, sui vostri numeri.